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I servizi in cloud per le aziende sono ormai una risorsa fondamentale per le PMI e hanno registrato un vero e proprio boom durante la quarantena. Il centralino in cloud è tra i servizi più apprezzati dalle imprese italiane ed è in rapida evoluzione, capace di integrarsi con altri software e sempre più ricco di funzionalità.

L’esperienza in cloud delle imprese è ancora all’inizio, ma le nuove tecnologie e la voglia di innovare, lasciano ben sperare per il futuro. Scopriamo allora quali sono i servizi in cloud più utili per raggiungere nuovi livelli di efficienza.

Il centralino in cloud che supporta lo smart working

L’esperienza della quarantena ha rappresentato una sfida per molte PMI, che si sono trovate ad affrontare difficoltà nuove ed inimmaginabili. La necessità di ripiegare nello smart working ha portato le imprese a scoprire una nuova modalità di lavorare, non necessariamente legata alla presenza in ufficio.

Il centralino in cloud, ad esempio, ha permesso a molte imprese di continuare ad offrire i propri servizi alla clientela. I vantaggi di questo strumento sono molteplici, come la sua economicità e la semplicità di utilizzo.

Non servono complesse installazioni da parte di tecnici e il servizio è talmente user friendly, che non occorre neanche formare il personale per il suo utilizzo. Il centralino in cloud si attiva in meno di un minuto ed è subito operativo, favorendo così il processo di digitalizzazione delle PMI.

I vantaggi non finiscono qui, perché il centralino si integra con diversi software di CRM e marketing automation. Le imprese possono quindi tenere traccia di ogni chiamata grazie all’integrazione con il CRM prescelto.

Le funzionalità che si possono includere nel centralino in cloud vanno dal numero verde alla personalizzazione della coda delle chiamate, così ogni impresa può raggiungere il livello desiderato di professionalità.

Non c’è da stupirsi se nel 2020 le vendite dei centralini in cloud siano aumentate del 27% rispetto all’anno prima. Questo dato dimostra che le imprese hanno accolto queste innovazioni e sono davvero pronte alle nuove sfide digitali.

I servizi in cloud più utili per le aziende

L’universo dei servizi in cloud è molto grande e va ben oltre l’utilizzo di un centralino. Sono diverse, infatti, le esigenze che le imprese riescono oggi a soddisfare grazie a questa nuova modalità operativa.

La gestione dei big data è sempre più una priorità e il cloud computing permette di ottimizzare il modo in cui queste informazioni sono raccolte, custodite ed elaborate per raggiungere gli obiettivi aziendali. Si tratta di soluzioni personalizzabili e caratterizzate da costi accessibili e standard di sicurezza elevati.

Il cloud storage per le PMI facilita inoltre la condivisione di informazioni all’interno dell’azienda e permette di fare a meno dei supporti fisici, che sono ormai diventati uno strumento obsoleto. Chiavette USB, hard disk esterni e tutti gli altri supporti tradizionalmente utilizzati per il backup, hanno ormai lasciato il posto ai più efficienti servizi in cloud.

Con la tecnologia ormai a disposizione delle aziende italiane, la sfida della produttività non è più un ostacolo alla crescita. Cloud e smart working stanno pian piano traghettando le imprese verso un futuro orientato sia all’efficienza aziendale che al benessere dei lavoratori.

Brevetti, marchi e disegni sono l’oggetto dei nuovi bandi volti a promuovere la valorizzazione di ricerca e sviluppo nel mercato nazionale e internazionale. A partire dalla fine di gennaio 2020 le PMI potranno presentare le proprie domande per usufruire delle risorse messe a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Scopriamo i dettagli di ciascuno, con particolare attenzione alle modalità di partecipazione e ai servizi finanziati nello specifico.

Tre bandi per valorizzare ricerca e sviluppo

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha deciso di stanziare ben 38.000.000 € per la realizzazione di brevetti, marchi e disegni.

I bandi sono riservati alle piccole e medie imprese con lo scopo di migliorare la produttività e la redditività del nostro Paese, supportandole con l’erogazione di fondi per l’acquisto di servizi specialistici.

Il bando Brevetti+, gestito da Invitalia, è rivolto alla presentazione di brevetti. Sono previsti 21.800.000 € per le imprese che dimostrano di avere sede operativa in Italia.

Il bando Disegni+, gestito da Unioncamere, prevede 13.000.000 € per la realizzazione di disegni e modelli industriali.

Il bando Marchi+, gestito da Unioncamere, ha stanziato 3.500.000 € per registrare marchi europei e internazionali presentati dalle PMI.

Micro, piccole e medie imprese e start up innovative sono i destinatari di tutti e tre i bandi che elargiscono i finanziamenti solo per alcuni servizi elencati dettagliatamente nel documento ufficiale.

Il bando Brevetti+: valorizzazione economica dei brevetti

Il bando riservato ai brevetti prevede tre tipi di categorie di servizi:

  • Industrializzazione e ingegnerizzazione
  • Organizzazione e sviluppo
  • Trasferimento tecnologico

Solamente gli acquisti di servizi che rientrano in queste categorie possono usufruire dei finanziamenti agevolati dal Ministero dello Sviluppo Economico. Tra di essi citiamo ad esempio la progettazione del prototipo, l’organizzazione dei processi produttivi e la strategia di comunicazione.

Per presentare le domande bisogna attendere sino al 30 gennaio 2020. Il bando elargirà fondi solo fino a quando le risorse saranno ancora disponibili.

Il bando Disegni+: valorizzazione di disegni e modelli

I destinatari del bando Disegni+ sono le imprese che vogliono imporsi per la loro capacità innovativa e competitiva e intendono valorizzare i propri disegni o modelli industriali nel mercato.

I servizi finanziati sono di due tipi:

  • Produzione di nuovi prodotti correlati ad uno specifico disegno o modello
  • Commercializzazione del disegno o del modello registrato

La valorizzazione dei titoli industriali promossa dal bando comincia dal 27 febbraio 2020: le domande non potranno essere presentate prima di tale termine.

Il bando Marchi+: registrazione di marchi nell’Unione Europea e internazionali

Le piccole e medie imprese che vogliono registrare i propri marchi possono richiedere il finanziamento per due tipi di spese:

  • Agevolazioni relative alla registrazione in ambito di Unione Europea presso EUIPO, Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale
  • Agevolazione relative alla registrazione in ambito internazionale presso OMPI, Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale.

Per intenderci, rientrano in queste spese ammissibili la progettazione del marchio, la ricerca per verificare l’unicità del marchio, l’assistenza legale per la sua tutela e le tasse per la registrazione internazionale.

Le domande potranno essere presentate a partire dal 30 marzo 2020.

I processi aziendali sono il meccanismo che guida un’impresa, grande o piccola che sia, verso il successo. Nello specifico, racchiudono tutte quelle azioni rivolte a raggiungere gli obiettivi di un’azienda.

Di recente si è capito l’importanza di codificare/modellizzare i processi pianificati, ottimizzandoli attraverso uno strumento di Digital Workplace che ha finalmente permesso di introdurre all’interno delle PMI il concetto di digitalizzazione.

Digitalizzare i processi aziendali: perché?

I processi aziendali lavorano attraverso input e output. Gli input comprendono tutte le risorse che un’azienda deve utilizzare per raggiungere i propri obiettivi. Gli output sono il prodotto finale, che si può identificare con la consegna di un prodotto o la realizzazione di un servizio.

Lo scopo è quello di trasformare una risorsa in valore aggiunto per una crescita globale dell’azienda che in modo efficiente raggiunge i risultati pianificati.

Le parole d’ordine sono tre: pianificare, ottimizzare e digitalizzare.

Nel settore del process management è subentrata l’importanza di digitalizzare, intesa come la necessità di modernizzare tutti i processi aziendali al fine di agevolare e migliorare ogni fase che conduce al traguardo stabilito.

Perché nasce questa esigenza? Il motivo è da ricercare nell’evoluzione digitale che ha ormai preso piede in ogni azienda. Uniformarsi alle nuove tecnologie è d’obbligo per le realtà imprenditoriali che vogliono essere al passo coi tempi e imporsi nel mondo del lavoro.

Automatizzare i processi aziendali, però, non è prerogativa soltanto delle grandi aziende, ma un requisito ormai essenziale anche nelle PMI.

L’importanza di digitalizzare all’interno delle PMI

Digitalizzare significa semplificare i processi aziendali, migliorando l’ottimizzazione, l’efficienza e l’interazione con i clienti attraverso un software.

Le piccole e medie imprese hanno il dovere di investire in nuove tecnologie per diversi motivi:

  • Risparmiare tempo. L’automatizzazione permette di velocizzare diverse azioni. In questo modo è possibile avere più tempo da dedicare a nuovi progetti o all’approfondimento della pianificazione e dell’organizzazione delle risorse interne.
  • Ridurre gli errori. Una gestione che si avvale di processi digitalizzati permette di ridurre drasticamente gli errori umani legati alla deconcentrazione o ad un sovraccarico di lavoro.
  • Monitorare i risultati. I report sono fondamentali per conoscere l’andamento globale dell’impresa. Con l’automatizzazione si possono osservare i risultati in modo più immediato e cercare soluzioni mirate per migliorare il proprio business.
  • Comunicare più velocemente. Un altro vantaggio della digitalizzazione nelle PMI è legato alle forme di comunicazione che diventano più reattive e dirette. Questo non è importante solo per interagire con i clienti, ma anche tra colleghi, migliorando di fatto il lavoro in team.
  • Soddisfare il cliente. Garantire alla propria clientela dei feedback costanti e diminuire i tempi di attesa diventa molto più semplice avvalendosi di processi digitalizzati che possono svolgere più azioni contemporaneamente.

Per agevolare questo passaggio all’interno delle PMI sono stati istituiti anche dei bandi rivolti alla modernizzazione di piccole e medie imprese.

Le imprese che aderiscono a questa trasformazione digitale possono quindi avvalersi di agevolazioni finanziarie. Un consulente per l’innovazione li guiderà verso l’automatizzazione dei processi aziendali, con formazione e aggiornamento.

Organizzazione aziendale con Honu: la parola agli esperti

La produttività aziendale si misura attraverso i risultati raggiunti che sicuramente non possono migliorare rimanendo ancorati a un modus operandi obsoleto che non gli permette di evolversi.

Affidarsi a esperti nel settore può sicuramente aiutare a dare una svolta, non solo nei processi aziendali, ma anche e soprattutto nel modello di business scelto, per una crescita a 360 gradi.

Honu è una realtà perfettamente inserita nell’ambito del digital workplace, che aiuta le imprese a relazionarsi con questi cambiamenti e trarne ogni vantaggio, in termini di pianificazione, esecuzione e report.

I flussi aziendali diventano semplici, veloci e molto più efficienti, dopo un’opportuna valutazione condotta da uno staff altamente qualificato che si propone di far crescere il business dell’organizzazione attraverso l’automatizzazione dei processi aziendali.

Perché Honu? Si tratta del primo Gold Partner italiano di Kissflow DIGITAL WORKPLACE, la piattaforma internazionale che vanta collaborazioni con aziende di un certo rilievo a livello mondiale.

Digitalizzare in modo efficiente diventa per loro una missione, che si adatta perfettamente alle esigenze anche delle piccole e medie imprese che intendono gestire al top il proprio process management.

Il microcredito è la grande novità per imprese e start up. Si è deciso di dare spazio e fiducia alle nuove realtà lavorative attraverso un fondo di garanzia che viene erogato per merito di un’iniziativa congiunta del Mise e dell’Unione Europea.

Scopriamo di cosa si tratta e quali sono le attività che possono richiederlo, i requisiti necessari e come viene erogato.

Nuove opportunità di lavoro con il microcredito

Il microcredito è un finanziamento agevolato che mira ad aiutare la nascita di nuove realtà imprenditoriali. Si tratta di una sorta di prestito che offre una garanzia pubblica a imprese e start up che altrimenti avrebbero difficoltà a trovare dei finanziatori per i loro progetti.

L’obiettivo è naturalmente quello di promuovere nuovi posti di lavoro.

Attraverso il microcredito i professionisti e gli imprenditori possono avviare la loro attività usufruendo di fondi per un massimo di 25.000 €, che si estende a 35.000 € se le attività sono puntuali nei pagamenti e rispettano tutte le condizioni.

Questo finanziamento può durare dai 24 ai 60 mesi e racchiude alcuni importanti vantaggi. Infatti, si ha diritto a ricevere assistenza nelle fasi preliminari di avviamento dell’attività su alcuni fattori spesso ostici per chi si affaccia al mondo dell’imprenditoria per la prima volta:

  • Strategia di business
  • Formazione, soprattutto a livello digitale e amministrativo
  • Supporto nelle eventuali problematiche logistiche

Le imprese che possiedono i requisiti per partecipare al bando ottengono tale finanziamento con interessi molto bassi.

A chi si rivolge?

Il microcredito è rivolto a tutte quelle imprese che possiedono un progetto ma non hanno i fondi per finanziarlo né garanzie da poter dare agli istituti bancari. Ecco perché è conosciuto anche con il nome “Fondo di garanzia”: permette di mettere in pratica un’idea imprenditoriale altrimenti destinata ad essere accantonata attraverso una garanzia pubblica.

I destinatari del bando sono:

  • Imprese individuali
  • Società
  • Professionisti con Partita Iva da 5 anni

Il fondo di garanzia per PMI non è per tutti. Date le agevolazioni previste, ci sono dei requisiti necessari per richiedere il microcredito.

Prima di presentare la domanda è quindi opportuno leggere attentamente le clausole imposte dal bando, che riguardano il numero di dipendenti, gli introiti e le iscrizioni all’ordine dei professionisti dei membri facenti parte delle attività.

I dipendenti ammessi per ogni impresa o start up corrispondono ad un massimo di cinque se si tratta di imprese individuali, mentre sale a dieci se parliamo di una società.

Gli introiti non devono superare i 200.000 € lordi e con un attivo patrimoniale di massimo 300.000 €.

Ogni professionista deve necessariamente dimostrare di essere iscritto all’ordine dei professionisti o, in alternativa, ad una società professionale.

Cosa finanzia il microcredito?

Ottenere un microcredito vuol dire utilizzarlo per determinate azioni volte a promuovere l’avviamento e lo sviluppo del progetto lavorativo.

Nello specifico, vengono finanziate le spese rivolte all’acquisto di beni e servizi, la formazione dei dipendenti, le polizze assicurative, le licenze, ma anche il nuovo personale e le forme di retribuzione previste.

Per richiedere l’adesione all’iniziativa bisogna avere cura di possedere già in fase di domanda tutti i requisiti richiesti.

Il bando è gratuito e comprende una procedura che inizialmente deve essere fatta online.

Per tutti i dettagli del bando e per conoscere le imprese che hanno diritto a ricevere il fondo di garanzia consultare il link: Fondo di garanzia.

Le piccole e medie imprese molto presto potranno usufruire di professionisti in grado di implementare il processo tecnologico e digitale che ormai è alla base della nostra epoca.

Ecco Innovation manager, quel voucher che permetterà di compiere un’importante trasformazione. Scopriamo cos’è e quali vantaggi può comportare nelle imprese, conoscendo da vicino la figura dell’Innovation manager e le sue mansioni.

Il voucher per l’Innovation manager: termini e condizioni

Ad inizio luglio 2019, sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il bando relativo al voucher per l’Innovation manager.

Frutto della Legge di Bilancio 2019, questo contributo a fondo perduto è rivolto a sostenere la digitalizzazione delle PMI che si trovano in tutta Italia.

Lo scopo è quello di inserire al loro interno delle figure specializzate che sappiano migliorare la gestione interna avvalendosi dei processi tecnologici e digitali. Questo tipo di innovazione deve riuscire ad agevolare ogni processo all’interno delle piccole e medie imprese, da quelli organizzativi a quelli gestionali fino al settore finanziario.

Secondo quanto stabilito dal decreto di riferimento, le PMI potranno disporre di 75.000.000 € dal 2019 al 2021 per sostenere le spese volte a questa innovazione digitale.

Il contributo elargito dipende dal tipo di impresa:

  • 40.000 €: riservato alle micro e piccole imprese entro il 50% della spesa
  • 25.000 €: riservato alle medie imprese entro il 30% della spesa
  • 80.000 €: riservato alle reti d’impresa entro il 50% della spesa

La procedura di verifica dei requisiti, partita il 31 ottobre 2019, si conclude nel mese di dicembre con la compilazione e l’invio delle domande. Termine ultimo stabilito dal Mise è il 12 dicembre 2019.

Ecco chi può presentare la domanda

Per usufruire delle agevolazioni previste dal voucher, è necessario possedere dei requisiti specifici che devono essere accertati in fase di presentazione della domanda.

Ecco a chi è rivolto il voucher per l’Innovation manager:

  • Le imprese qualificate come micro, piccole o medie
  • Le imprese che certificano di avere come sede legale l’Italia
  • Le imprese iscritte al Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente
  • Le imprese in regola con il versamento dei contributi previdenziali
  • Le imprese che non sono destinatarie di sanzioni interdittive
  • Le imprese che non sono in stato di fallimento o liquidazione
  • Le imprese che non sono sottoposte a procedura concorsuale
  • Le imprese che aderiscono a contratti di rete

Non rientrano in questo elenco le imprese relative ad alcuni settori specifici, “esclusi dall’articolo 1 del Regolamento UE n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013 De Minimis”.

Il Mise ha messo a disposizione anche un documento con tutte le FAQ sull’argomento, disponibile a questo link: Voucher per consulenza in innovazione – Domande frequenti (FAQ)

Chi è l’Innovation manager?

Il voucher per l’innovazione digitale prevede che le PMI possano ricevere prestazioni di consulenza da parte di un esperto qualificato.

Tale figura, detta Innovation manager, deve possedere particolari requisiti per essere idonea a svolgere questa funzione ed essere scelta dalle suddette imprese.

Ma chi è veramente l’Innovation manager e quali compiti deve svolgere nell’azienda?

Il suo ruolo è quello di guidare passo dopo passo le imprese verso il cambiamento digitale, con prospettive innovative e nuovi strumenti per operare.

Tra le sue qualità innate deve spiccare un forte carisma e una leadership accentuata, perché deve diventare un punto di riferimento in grado di orientare al processo di innovazione dell’azienda.

Uno spiccato senso strategico gli permette di precorrere i tempi e condurre la sua azienda verso nuovi obiettivi, al passo con l’evoluzione.

Il suo background deve essere rigorosamente multidisciplinare: deve conoscere in modo eccelso i processi digitali (ICT), ma avere competenze anche in altri settori come il marketing e la consulenza.

I suoi studi, le sue skills e la sua esperienza nel campo gli permettono di essere il professionista ideale per motivare l’impresa verso il cambiamento produttivo, tecnologico e ricco di nuove opportunità.

Ecco l’elenco redatto dal Mise con gli Innovation manager che rispondono a questi requisiti e che sono a disposizione delle PMI che hanno diritto al voucher: Elenco manager.

Le start up innovative rappresentano la risposta all’evoluzione tecnologica che sta cambiando la nostra realtà. Come far fronte alle sfide di ogni giorno senza mai rimanere indietro? Il Governo ha deciso di istituire questa categoria speciale di aziende, in grado di portare una ventata di novità produttiva per l’economia del Paese.

Entriamo ora nel dettaglio e scopriamo cosa sono le start up innovative: requisiti, vantaggi e passaggi per acquisire questo status.

Start up innovative: significato e obiettivi

Nel Decreto Crescita 179/2012, secondo il testo dell’articolo 25, per start up innovativa si intende “la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano oppure Societas Europea, le cui azioni o quote non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione”.

Cosa significa? Queste nuove società nascono per favorire la crescita del Paese, con lo scopo di agevolare l’innovazione, nuove occupazioni e un incremento del capitale. Si tratta di imprese con un alto potenziale tecnologico che devono portare cambiamenti significativi e produttivi nella società.

Questo comporta una serie di indicazioni specifiche che bisogna conoscere prima di decidere di presentare la richiesta per entrare a far parte di questa categoria alla quale lo Stato offre notevoli agevolazioni fiscali.

Quali sono i requisiti necessari per essere start up innovativa?

Come si deduce dalla definizione di start up innovativa espressa nel decreto, in questa categoria rientrano le srl, le spa, le sapa e le società cooperative. Il loro obiettivo principale deve essere quello di produrre e commercializzare prodotti o servizi con valore tecnologico.

Ecco i requisiti base per presentare la domanda:

  • Operative da meno di 48 mesi
  • Sede in Italia
  • Produzione annua non oltre i 5.000.000 di euro
  • Nessuna distribuzione di utili

Ci sono, poi, anche tre requisiti alternativi. Ne basta uno per soddisfare la richiesta:

  • Personale specializzato nel campo della ricerca, con relativa laurea o dottorato
  • La società deve possedere un brevetto registrato
  • Dimostrare che le spese per la ricerca siano uguali o maggiori del 20% rispetto al valore totale compreso tra costo e produzione totale.

La start up innovativa, inoltre, non deve in alcun modo derivare da scissioni di altre società, fusioni o cessioni.

Aprire start up innovativa: domanda e agevolazioni

Dopo aver verificato di possedere i requisiti necessari per costituire una start up innovativa si può procedere con presentazione della domanda al Registro delle Imprese, specificando i dati societari e descrizione degli obiettivi.

Ma quali sono i vantaggi di essere una start up innovativa?

Lo Stato prevede diverse agevolazioni fiscali che comprendono detrazione dell’imposta sul reddito per chi investe nel capitale sociale, crediti da sfruttare per l’assunzione di nuovi lavoratori, contratti lavorativi rinnovabili dopo 36 mesi, raccolte fondi online, incentivi fiscali da parte di privati.

Inoltre, le start up innovative sono esenti dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria previsti al momento dell’iscrizione al Registro delle Imprese.

Queste società ottengono anche agevolazioni da parte dell’Agenzia ICE che si occupa di promuovere le imprese italiane all’estero.

Infine, un’importante novità riguarda la remunerazione: collaboratori e dipendenti possono essere pagati anche con quote, azioni o strumenti finanziari di altro tipo.

Per scoprire nel dettaglio tutte le agevolazioni fiscali è possibile leggere questa scheda di sintesi fornita direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico.